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La joconda et lacrimosa historia

31
Lug
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Il giullare ed il menestrello accolgono il loro pubblico non solo in spazi teatrali, ma anche in luoghi non deputati, come piazze, chiostri, piccoli angoli caratteristici di paesi e città.
I giusti accordi musicali, l’uso sapiente della parola e del gesto, un fiasco di vino al collo ed un bastone in mano, due costumi da principi della gran casata dei “Budella vuota”, bastano per creare l’atmosfera da artisti di strada rinascimentali.
Così il racconto può iniziare e trasportarci dentro la vicenda di Orlando, del suo amore per Angelica, della sua pazzia, del suo rinsavimento, attraverso quella “Giostra delle illusioni la qual governa la nostra historia et le nostre vite aussì”.
La narrazione prosegue, fra momenti esilaranti e toccanti, sempre a stretto contatto con il pubblico, facendoci così gustare il sapore popolare ed immediato dello spettacolo del quale la lingua (una libera invenzione in volgare italiano, latino macheronico, emiliano “et franzese”), costituisce un ulteriore fonte di fascinazione e divertimento.
La contrapposizione fra il piano elevato del poema ariostesco e quello cialtronesco dello spettacolo completano un gioco che riesce a rendere nuova vita ad un materiale poetico e narrativo che , spesso, viene faticosamente appreso e gioiosamente dimenticato sui banchi di scuola.

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I giornali

“La formula è piaciuta poiché Massimo Malucelli e Lorenzo Pieragnoli hanno adottato la veste popolare della Chanson de Roland, interpretandola come potevano farlo i Buskers del tempo” “Rime ariostesche, rielaborate dal bravo Malucelli attraverso un linguaggio popolare su Angelica ed Orlando”. “I giullari a Castello Estense, tra la poesia delle parole e la musica rinascimentale”. “I testi scritti dallo stesso Malucelli, interpretati con mimica straordinaria, hanno catturato subito l’attenzione dei visitatori”.

(Margherita Goberti “La Nuova Ferrara”)

“I visitatori vengono coinvolti nella performance di un giullare dagli occhi vispi e dalla lingua lunga -l’attore Massimo Malucelli –accompagnato da un mite menestrello – Lorenzo Pieragnoli – che, pizzicando la chitarra, propone melodie rinascimentali”. “…i presenti si lasciano trascinare, cercando di ridestare reminiscenze scolastiche assopite, in un viaggio di corrispondenze fra storia e letteratura”.

(Eleonora Rossi “Il Resto del Carlino”)

“Una serata davvero piacevole…” “…uno spettacolo ricco di comunicativa…” “Applausi, coinvolgimento, una calda simpatia.” “Diversi i compiti dell’attore, nel ruolo dei personaggi della storia, imbonitore del pubblico, agile comico dell’arte o narratore esterno, a tratti pronto anche a qualche considerazione metateatrale, in commenti ironici ed ammiccanti. Efficace la mescolanza di diverse forme linguistiche … con la parodia inglese per Astolfo. Pieragnoli viene coinvolto a tratti come attore… Indosseranno ad un certo punto entrambi la maschera di cuoio a mezzo volto, in una sorta di sfida scherzosa. Il bastone acquista più funzioni fino ad essere suonato come un corno. Come nel poema ariostesco a cui si ispira c’è il piacere dell’eccesso. Cambiano continuamente i punti di vista”. “Uno smarrimento del quale viene messo in luce in particolare il carattere umoristico”.

(Valeria Ottolenghi “La Gazzetta di Parma”)

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